

Il 27 giugno comincia il processo agli antifascisti torinesi.
Di fronte al Palazzo di (in)giustizia di Torino (corso vittorio
emanuele 130) si terrà un presidio di solidarietà con i
compagni che rischiano da 8 a 15 anni per devastazione e saccheggio.
Di seguito il volantino della Federazione Anarchica Torinese e l'appello alla solidarietà degli imputati.
Un anno fa, nella notte dell’11 giugno, a Torino una
squadraccia fascista armata di coltelli e bastoni si introdusse nella
casa occupata Barocchio: due anarchici vennero accoltellati. Uno di
loro, l’intestino trapassato da un fendente, dovette essere
operato d’urgenza. Solo per un caso non c’è scappato
il morto.
La settimana successiva, il 18 giugno, un corteo di denuncia venne
caricato in via Po dalla polizia che trasse in arresto due
manifestanti. Un mese dopo altri arresti. In totale 10 antifascisti,
che trascorreranno un paio di settimane in carcere e, in buona parte,
altri cinque mesi ai domiciliari.
Durante la fuga dalla carica vennero danneggiati alcuni tavolini e
sedie di bar e una vetrina. Tutto questo è valso l’accusa
di “devastazione e saccheggio”: un reato che costa dagli 8
ai 15 anni di reclusione.
Siamo di fronte a una vera e propria torsione politica del diritto:
semplici “danneggiamenti” danno luogo a
un’imputazione da tempo di guerra, da disastro epocale.
Il 27 giugno comincerà il processo ai 10 antifascisti torinesi.
Questo processo ha una valenza che va ben la di là della
Mole. Il reato per il quale sono perseguiti e per cui rischiano lunghi
anni di detenzione, è, intrinsecamente, un reato di natura
collettiva, poiché prescinde dalle responsabilità
individuali. L’accusa di “devastazione e saccheggio”
palesa la chiara volontà di criminalizzare le manifestazioni di
piazza.
Non c’è uno straccio di prova a carico dei 10 compagni. Ma
che importa? A sentire i PM, basterebbe l’intenzione. E che
l’intenzione vi fosse lo deducono dalle biografie politiche
redatte dai funzionari di polizia. Detto in altro modo: sono colpevoli
perché anarchici o antagonisti, al di là della
responsabilità individuale sui fatti loro contestati.
Di fronte alle violenze fasciste, alla predazione delle risorse e
dei beni comuni, allo sfruttamento selvaggio, al razzismo che si fa
legge, alla guerra e al militarismo in questi anni sono scesi in piazza
milioni di uomini e donne.
In Italia ci sono 9000 procedimenti in corso contro i protagonisti
delle lotte sociali. Chi si oppone all’ingiustizia e
all’oppressione finisce nel mirino di polizia e magistratura.
La nostra regione sta vivendo ormai da mesi sotto assedio: sgomberi,
arresti, repressione delle rivolte al Cpt, violenza contro i No Tav...
Nessuno deve disturbare i progettisti della città Luna park, che
ricicla gli spazi della città-fabbrica e insieme immagina una
città-porto di terra, ganglio di un sistema di scambi veloci
(TAV) e ricca di attrattive per i viaggiatori di passaggio. Sono in
ballo miliardi (di euro) e nessuno deve mettersi di mezzo. Nessuno deve
denunciare il lucroso intreccio tra politici, affaristi amici dei
politici, e magistrati dai colori più vari che agli affari han
deciso di garantire tranquillità. Nessuno deve opporsi al
saccheggio dei beni comuni ed alla devastazione dell’ambiente.
Altrimenti rischia di trovarsi alla sbarra accusato di devastazione e
saccheggio.
Se il teorema dei magistrati torinesi dovesse passare, i primi a pagare
sarebbero i nostri compagni, ma subito dopo sarebbe il turno dei
valsusini, degli antifascisti milanesi incarcerati l’11 marzo e
di chiunque manifesti pubblicamente la propria opposizione
all’ordine costituito.
Gli antifascisti arrestati a Milano per la manifestazione dell’11
marzo contro l’indecente sfilata fascista nel centro della
città sono accusati di “devastazione e saccheggio”.
I No Tav, che l’8 dicembre a Venaus, in Val Susa, si ripresero i
terreni sgomberati con la violenza dei saccheggiatori e devastatori
della lobby tavista , sono inquisiti per “devastazione e
saccheggio”.
Con questo delirio giuridico si vuole colpire e criminalizzare la mera
partecipazione alle manifestazioni, si vuole attaccare la
libertà di partecipare attivamente alle lotte esprimendo le
proprie idee.
Martedì 27 giugno ore 9 presidio di solidarietà al tribunale di Torino
Corso Vittorio Emanuele 130
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – la sede è aperta il giovedì dalle 21,15 in poi
Torino: appello degli antifascisti imputati al processo 27 giugno
Di seguito l'appello degli antifascisti torinesi che il 27 giugno andranno alla sbarra per "devastazione e saccheggio".
Chi devasta? Chi saccheggia?
Dopo sei mesi di reclusione tra galera e arresti domiciliari e circa
quattro mesi di obbligo di firma, il 27 giugno inizierà il
processo per i 10 arrestati e i 2 denunciati (8 già sono stati
condannati con rito abbreviato con pene che vanno dai sei mesi ad un
anno e due mesi) per due manifestazioni avvenute prima dell'estate. Una
di solidarietà con la popolazione migrante rinchiusa nel Cpt di
corso Brunelleschi, in agitazione in quel periodo, e l'altra relativa
alla mobilitazione antifascista del 18 giugno scorso indetta in seguito
all'aggressione di matrice fascista e al ferimento con armi da taglio
di 2 abitanti del Barocchio Squat di Grugliasco. In entrambi i casi le
manifestazioni sono terminate con alcuni momenti di tensione con le
forze dell'ordine.
A gennaio è arrivato il rinvio a giudizio con l'accusa di Devastazione e Saccheggio.
Questo reato che è stato usato per il G8 di Genova, per la
mobilitazione antifascista dell'11 marzo a Milano contro 25 compagn*
(in carcere da più di tre mesi,) e che, a quanto si dice,
potrebbe essere in futuro utilizzato contro chi liberò il
cantiere del tav di Venaus l'8 dicembre scorso, prevede una pena che va
dagli 8 ai 15 anni di reclusione e permette la carcerazione preventiva;
un reato insostenibile, scelto tardivamente da chi ci accusa, con prove
a carico vaghe e confuse.
Riteniamo impensabile che si possa essere accusati di devastazione e
saccheggio per manifestazioni di quel tipo. La situazione giudiziaria
dei 12 imputati dimostra inoltre la chiara volontà della
magistratura di gestire le lotte sociali come problemi d'ordine
pubblico. Negli scritti dei giudici ci viene chiaramente spiegato come
siano le personalità dei soggetti a essere messe sotto processo,
quelle personalità giudicate pericolose perché segnalate
dalla Digos come attive a decine e decine di manifestazioni e
iniziative di movimento. Sotto accusa sembrano essere non tanto i fatti
compiuti, ma l'appartenenza degli imputati ad ambiti di lotta anarchici
e antagonisti, come se la loro opinione e pratica politica fosse di per
sé reato e dunque perseguibile per legge!
Non vogliamo con questo fare alcun tipo di vittimismo in quanto non
è nostra pratica politica e siamo soliti rivendicare pienamente
le lotte che portiamo avanti, assumendocene le responsabilità.
Facciamo appello a quanti intendono mobilitarsi, prendere posizione ed
esprimersi perché non si continui ad avallare un'ingiustizia
clamorosa che potrebbe trasformarsi in un grave precedente a
pregiudizio della generale libertà.
Per questo facciamo appello:
- alla derubricazione del reato di devastazione e saccheggio
- ad una pubblica denuncia dell'attacco preordinato alla nostra pratica ed alle nostre idee
- alla difesa della libertà di manifestare
- alla partecipazione alle iniziative di solidarietà
iniziando dal presidio davanti al palazzo di giustizia martedì 27 giugno ore 9
Gli imputati
TORINO - 10 GIUGNO CORTEO CONTRO LA REPRESSIONE
Per maggiori informazioni, per richieste di copie dello speciale repressione o dell'opuscolo:
e-mail: fat@inrete.it
telefono: 011 857850 - 338 6594361